Quasimodo, la schiena e il leone



Ah, la schiena! Mercoledì scorso, mentre lavoravo in giardino, chino per terra, sento uno “snap!” e un dolore fortissimo alla schiena. Impossibile rialzarsi e per tornare in casa ho impiegato quasi 15 minuti (e dovevo fare tipo dieci metri), con una fatica tremenda. Puoi essere sano, attivo finché vuoi ma se la schiena ti lascia, scopri di essere improvvisamente inabile a tutto.


Mi accadde già anni fa (più di dieci): per aiutare mio papà feci un movimento sbagliato e rimasi mesi a camminare con le stampelle. In seguito mi passò (temevo di essermi rovinato) ma dopo qualche tempo tornò, con una variante e degli “amici”. Per anni (credo almeno due, non è che li abbia contati) soffrii di dolori ossei che mi impedivano quasi ogni attività fisica (immaginate che vi dolga ogni giuntura, caviglie, schiena, falangi delle dita) e assumevo antinfiammatori per svolgere ogni attività, incluso alzarmi dal letto. Siccome ci sono forme di psoriasi che fanno così e io ne soffro da sempre, mi stavo rassegnando a essere un settantenne a 40 anni…


Sorprendentemente, però, anche questa condizione terminò. Avvenne quasi improvvisamente, nel 2019 (me ne resi davvero conto a luglio, perché non avevo più bisogno di antinfiammatori, con mia grande sorpresa). Cominciai così la mia rinascita e il mio dimagrimento, di cui già ho raccontato altrove, grazie alla ritrovata mobilità che mi ha permesso di fare attività fisica. Mercoledì scorso, quindi, mi chiedevo in quale di queste condizioni sarei potuto essere: colpo della strega? Non riuscivo nemmeno ad andare in bagno, immaginiamoci gestire casa… Era un infortunio grave? Quella sera riuscivo ad alzarmi ma camminavo chino e storto come il gobbo di Notre-Dame. Ho salutato l'amico G.P. passato per una birretta con la posa ad inchino di "Arlecchino servo di due padroni".


Decido di farmi sostituire a lavoro e cerco di capire cosa fare. Andare a fare visite mediche di questi tempi è impegnativo, non importa come la si guardi. Tuttavia si sarebbe potuto rivelare inevitabile, ma dipendeva dal perdurare delle condizioni. Dovevo anche andare a fare spesa e a ritirare la bici (messa a punto dei freni a disco, dopo i suoi primi 1200 km).


La fortuna ha voluto che avessi in casa una cintura da pesista. Indossata quella, scopro che potevo mantenere la posizione eretta con solo qualche fastidio. Prendo un ombrello (tanto marcava pioggia) che potevo usare anche come supporto per camminare e vado. “Alla peggio”, mi dicevo, “al ritorno userò la bici come stampella”. Prendo la bici e penso: “e se ci salgo su?”. Ci sono salito, con estrema cautela, scoprendo che in sella non avevo mal di schiena. Per precauzione, anche venerdì mi sono fatto rimpiazzare al lavoro, ma la cintura è risultata davvero efficace e oggi sono sicuro sia stato un colpo della strega, perché ho recuperato le forze e l’indipendenza.


Ma qual è il punto?

Che ancora una volta ho avuto la dimostrazione di quanto la vita possa cambiare in un attimo. Un momento sei un atleta muscoloso che a 50 anni sta meglio di quando ne aveva 35, l’attimo dopo hai un assaggio degli 80 anni e del punto di vista di Quasimodo nel romanzo di Victor Hugo (lo conoscevo anche prima che Disney ci facesse un film di animazione). Per quanto sia un capolavoro letterario e avessi fatto il tifo per lui leggendo le sue disavventure, essere come Quasimodo però non era molto confortante. Tanto la bella Esmeralda comunque si sarebbe innamorata di un bel capitano pure se io non fossi gobbo, certo, però avrei preferito comunque patirmene stando dritto in piedi e potendo fare qualcosa. Tipo andare in bagno. Specialmente dal momento che non c’è nessuno con me per aiutarmi (ma fortunatamente al contempo nemmeno qualcuno di cui occuparmi, fosse capitato durante la malattia dei miei sarei stato fottuto).


Ho di nuovo avuto un assaggio di come sarei a 80 o più anni e francamente spero davvero di arrivarci invece come quel signore che trovai in bicicletta al rifugio Ciriè lo scorso ottobre, che diceva “eh, gli ultimi chilometri sono stati un po’ impegnativi”. Io, anche senza problemi alla schiena, mi ero stancato pure guidando l’auto per arrivare lì vicino, figuriamoci salire a 1800 metri in bicicletta. Ma la questione è che non abbiamo molto controllo sulla nostra vita, ne abbiamo solamente l’illusione.


Possiamo fare le cose per bene e vederci crollare tutto addosso in un istante.

Possiamo fare i caproni e magari ci va bene a lungo…

Sebbene valga sempre il teorema della lotteria: se compro un solo biglietto è più difficile che venga estratto rispetto a comprarne, che ne so, un milione. In quel caso, magari, si muore a 27 anni come le rock star. E allora il detto “meglio un giorno da leoni che cento da pecora” va bene quando non è l’alba del secondo giorno. In quel caso molti che alla sera son leoni al mattino sono… Coniglioni. Nel mio immaginario per me è sempre stato preferibile averne, che ne so, 70 da, boh, alce, o elefante, o un terzo animale a scelta.


Oggi va bene, al punto che tenterò un breve e controllato giro in bici (una scampagnata, non un allenamento) e con la cintura con me per sicurezza. Perciò il mio futuro sembra tornare rapidamente sereno come il cielo di oggi. Ancora una volta un po’ più consapevole di cosa significhi perdere il controllo della propria vita, se mai ve ne fosse stata necessità.

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