Donne e libertà

È l'otto marzo ma non è il solito post sull'otto marzo, prometto. È più che altro una riflessione sulla libertà.

Probabilmente già saprete quanto io consideri importante la libertà (un bel parolone che piace a tutti, spesso abusato e messo a nascondere l'opposto... ma non è qui che voglio arrivare). Si dice che solo chi l'ha persa possa davvero capire quanto sia importante. Per varie ragioni, durante la mia vita io vi ho dovuto rinunciare per diversi anni (storia lunga, ma che non include il carcere, non fatevi strani film mentali, per quello ho ancora tempo a rimediare, volendo).


Così per me la libertà è diventata ancora più importante.

Non soltanto la mia.


Sapete, ogni 8 marzo (lo so, avevo promesso, ma ho parzialmente mentito, ho i miei difetti) leggo tanta, troppa retorica. Molti stanno a parlare di donne famose, quasi come se fosse un obiettivo indispensabile o l'unico. L'opportunità di averne uno (obiettivo) è importante, certamente, come la parità di condizioni (che è ancora lontana, per come la vedo io, una manciata di donne in un mondo con tante carriere per soli uomini è come la rondine che non fa primavera). Capisco le buone intenzioni, non fraintendetemi, e non tutti sono bravi a esprimersi (anch'io non lo sono, quando si tratta di emozioni, divento complicato da seguire e me ne rammarico).


È solo che a volte sembra che debba essere a tutti i costi una cosa straordinaria altrimenti è fallimento. Non è così, ai miei occhi.

A volte anche solo arrivare a domani è già un grande, immenso successo. Ci sono donne (si, ho già ammesso che alla fine ne avrei parlato) che lottano, spesso sole, ignorate, abbandonate o abusate, anche solo per rimanere a galla in condizioni tremende, a volte in un mondo orrendo per chiunque e specialmente per chi non è il maschio alfa del regno animale, la bestia che vuole il territorio (e non crediate che accada solo distante da noi). Io le donne vorrei rispettarle (a volte anche amarle, quando sono così sfortunate da meritarmi) per ciò che sono, libere di essere (o di tentare di essere) ciò che vogliono essere (libere di seguire proprie scelte, quali che siano), di avere sogni propri (quelli irraggiungibili inclusi), pregi e difetti, problemi e vittorie (piccole o grandi), senza distinzione di cultura, mestiere (o sua assenza), preferenze sessuali o ceto sociale, che abbiano (o vogliano) una famiglia oppure no (o non possano, non è questo il punto). Cerco di rispettarle ogni giorno, così come decidono di essere, con i loro demoni e lotte che spesso non conosco (su cui mi pongo spesso domande; le persone mi interessano davvero, sebbene non frequenti molta gente), non ha importanza che io le approvi oppure no.

Dal mio tono ("le donne...") si intuisce che volevo tentare di guardare la cosa dall'esterno, di farlo oggettivamente (per quanto possibile sia mai) ma che ne sono coinvolto e che non ci riesco. Non ci riesco da quando mi sono imbattuto in bestie (sia inteso come termine deteriore) che definiscono le donne "non persone".


Non voglio dire a nessuno cosa deve fare. Non posso parlare a nome di altri che di me stesso. Esprimo solo ciò che sento io. E io non voglio mostrare rispetto un giorno solo, oggi, come una scusa per un po' di facile retorica e poi via come sempre (dove il "sempre" comunemente accettato è troppo spesso francamente inaccettabile).

Vorrei tutti (sbrigativo e inclusivo) e tutte (amiche, parenti o sconosciute) sempre liberi e libere di scegliere per se stessi e se stesse, del proprio destino. Anche di sbagliare, ci sta anche quello. Da persone libere.




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